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Infrastrutture di trasporto

Si sono molto sviluppate fino agli anni 1980-90, anche se in modo non omogeneo e squilibrato sul territorio nazionale. La scelta degli anni ’50 e ’60 di privilegiare la strada a scapito della ferrovia ha ancora oggi ripercussioni significative, a causa dell’ingente traffico veicolare di persone e merci su gomma, delle problematiche ambientali, di sicurezza e di manutenzione della rete stradale e autostradale.
Proseguono le inchieste giudiziarie in merito al tragico crollo del ponte Morandi a Genova del 14-VIII-2018, che ha causato la morte di 43 persone e gravi disagi alla logistica e alla mobilità a Genova e in tutta la Liguria.
Il 3-VIII-2020 è stato intanto inaugurato il nuovo ponte “Genova San Giorgio”, costruito in tempi record grazie a un regime burocratico semplificato in deroga al Codice degli Appalti. Il 15-VII-2020 era stato trovato l’accordo per la cessione da parte della società privata Atlantia delle proprie quote in Autostrade per l’Italia S.p.A., che aveva in carico la concessione sul tratto dell’A10 colpito dal crollo. Si prevede il passaggio del controllo della società a Cassa Depositi e Prestiti, e la sua successiva quotazione in Borsa.
A latere del decreto Semplificazioni (16-VII-2020, n.76), il governo Conte II ha presentato il piano di investimenti “Italia veloce”, che individua 130 opere prioritarie per l’Italia, di cui molte nel settore dei trasporti, come direttrici ferroviarie (nodo di Genova), strade e autostrade (Venezia-Trieste, la Gronda, Salaria e Pontina), porti e aeroporti.L’attuale impostazione per la realizzazione di infrastrutture “strategiche” deriva comunque dalla Legge n. 443/2001 (c.d. Legge Obiettivo), che contempla, fra l’altro, la figura del “general contractor”, al quale è conferita la piena responsabilità della realizzazione delle opere, incluso il progetto definitivo ed esecutivo. Le modalità di concessione sono state inoltre integrate dall’istituto del Project Financing, che prevede l’impiego di capitali privati nella progettazione e realizzazione di infrastrutture pubbliche, in cambio di una partecipazione agli utili generati dalle infrastrutture stesse.
Fra le opere più importanti attualmente in corso: ampliamenti sulle metropolitane di Napoli, Roma e Milano, riqualificazione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, Autostrada pedemontana lombarda, Autostrada Livorno-Civitavecchia.
La tormentata linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione (TAV) ha continuato ad essere oggetto di scontro politico. Dopo che sulla base di una nuova Analisi Costi-Benefici, la maggioranza parlamentare aveva approvato una mozione che impegnava il governo a ridiscutere interamente il progetto, il 23-VII-2019, il premier Conte ha annunciato la continuazione dell’opera, visti i costi che deriverebbero dal suo annullamento. L’opzione di interrompere i lavori era stata criticata da varie autorità pubbliche locali, da fasce del mondo produttivo e dalla Francia.

Rete viaria.
La rete stradale italiana primaria (esclusa quella comunale) si estende per 165 992 km, di cui 6966 km facenti parte della rete autostradale, in crescita del 7% dal 2000 al 2018, ma insufficiente a sopportare il crescente traffico, specie in alcuni tratti come la Bologna-Firenze (aperta la variante di valico nel 2015), la Torino-Trieste e la Salerno-Reggio Calabria, che sono in via di adeguamento.
La rete stradale di interesse nazionale si estende per oltre 30 000 km, quella di interesse regionale e provinciale per oltre 135 000 km, quella comunale urbana ed extraurbana supera i 480 000 km.

Rete ferroviaria.
Si estende per 16 779 km di linee in esercizio (di cui 12 016 elettrificati e 7644 a doppio binario). Le linee ad alta velocità e capacità si estendono complessivamente per 1468 km: è in servizio la dorsale Torino-Milano-Bologna-Firenze-Roma-Napoli-Salerno oltre a due brevi tronchi minori (Milano-Treviglio e Padova-Mestre). Le reti complementari si estendono per 9361 km.

Porti.
L’attività portuale italiana si è ridotta nell’ultimo decennio. Nel medio periodo si prevede inoltre una riduzione strutturale del traffico Est-Ovest, derivante dal completamento di infrastrutture di trasporto sostitutive via terra (soprattutto ferroviarie, nonché oleodotti e gasdotti fra l’UE e i paesi del Caucaso e dell’Asia Centrale), dalla strozzatura del Canale di Suez (con alti pedaggi e alti premi assicurativi contro il rischio della pirateria nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, nonostante il raddoppio del Canale nel 2015) e dalla probabile apertura stabile di una via marittima subpolare (passaggio a Nord-Est) a causa dello scioglimento almeno parziale della calotta artica.
Nel 2016 una riforma ha sancito il passaggio dalle 24 Autorità Portuali esistenti a 16 nuove Autorità di Sistema Portuale (ASP), incaricate di governare, con una semplificazione delle procedure amministrative, i 50 porti italiani.
Nel 2019 sono transitate nei porti italiani circa 479 milioni di tonnellate di merci. Prevale la modalità di trasporto cosiddetta a “rinfusa liquida” (37,4% del totale), nella quale rientra il petrolio greggio; seguono il trasporto in container (23,2%) e la modalità “Ro-Ro” (22,2%). Nel 2019 le prime tre ASP italiane per tonnellate di merci movimentate sono state Liguria Occidentale (67,1 milioni di tonnellate), Mar Adriatico Orientale (66,1 milioni) e Mare di Sardegna (46,27 milioni). I porti sopra i 25 milioni di tonnellate movimentate sono stati Trieste, Genova, Ravenna, Livorno, Gioia Tauro e Cagliari. Tra gli altri porti più significativi si segnalano Venezia, Augusta, La Spezia, Messina, Napoli, Salerno, Savona, Taranto, Ancona, sopra i 10 milioni di tonnellate. Il settore crocieristico ha sbarcato 11,9 milioni di passeggeri, mentre 17,7 milioni sono stati trasportati da traghetti.

Aeroporti.
Nel 2019 sono transitati negli aeroporti italiani circa 191 milioni di passeggeri, in crescita del 3,5% rispetto al 2018. Il traffico merci ha invece conosciuto un’ulteriore flessione (-2,7%), attestandosi a circa 1,06 milioni di tonnellate. Il traffico aereo riguarda prevalentemente il polo romano e il polo lombardo. Se da Fiumicino sono transitati 43,4 milioni di passeggeri, Milano-Malpensa ha continuato a crescere fino a 28,7 milioni, complice anche il trasferimento temporaneo di alcune attività da Milano Linate (chiuso da fine luglio a fine ottobre 2019 per lavori di rifacimento). Malpensa resta anche il principale nodo per la logistica, assorbendo nel 2019 oltre 558 000 tonnellate di merci; seguono gli aeroporti di Roma-Fiumicino (194 000) e Bergamo (119 000). Si è affermato il ruolo degli scali minori, soprattutto grazie alla diffusione dei vettori low-cost che li prediligono per i minori costi operativi e la facilità di gestione. Le compagnie low cost nel 2018 assorbono il 51,3% del traffico.
Il Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti (SNIT) contiene 38 strutture aeroportuali, 16 delle quali identificate come strategiche e nodi della rete europea TEN-T, non solo per il traffico passeggeri e il traffico merci, ma anche per la dislocazione geografica, in grado di offrire copertura di traffico aereo sull’intero territorio nazionale.

Mobilità.
Il settore comprende le attività connesse alla mobilità di addetti e merci nel comparto dei trasporti terrestri, in quello dei trasporti marittimi e aerei, e le attività di magazzinaggio, supporto ai trasporti e attività di corriere.
Nel 2018 il traffico di merci in Italia ha continuato ad aumentare per volumi, senza però recuperare i livelli di alcuni anni prima, ed è così ripartito: 920,7 milioni di tonnellate su strada, 502 milioni via mare (di cui 305 milioni in trasporto internazionale) e 97 milioni su ferrovia (il trasporto per via aerea incide per una quota del tutto marginale).
Nel 2018 la domanda di mobilità è aumentata del 4,8% per quanto riguarda il numero degli spostamenti (poco più di 100 milioni di movimenti giornalieri). Tuttavia, la contrazione complessiva negli ultimi 10 anni si aggira intorno al 20%. Diminuisce invece nel 2018 il tasso di mobilità: l’84,5% dei residenti ha effettuato almeno uno spostamento in un giorno medio feriale, comunque fra i livelli più alti fra quelli riscontrati (75,1% nel 2012). Cresce anche il mercato della mobilità condivisa: in particolare, la dotazione di mezzi del bike sharing è aumentata del 37,6% nel 2018 su base annua.
Trasporto marittimo.
La flotta mercantile con stazza lorda non inferiore a 100 tonnellate si è attestata (2019) a circa 15 milioni di tonnellate di stazza lorda (tsl) per 1370 navi, in lieve contrazione rispetto all’anno precedente.
Nel 2018, il 92% della flotta è iscritta al Registro internazionale italiano (che è al 4° posto in UE per nazionalità degli armatori e al 6° posto per bandiera). A questo si aggiunge la crescente flotta di bandiera estera controllata da interessi armatoriali italiani, frutto di un processo di espansione che ha portato all’acquisizione di importanti società di navigazione estere nel corso degli ultimi anni.
Nel settore da diporto, le unità iscritte negli Uffici Marittimi nazionali sono 73 681, di cui 18 801 a vela. Le attività si concentrano nelle regioni tirreniche, in particolare Liguria, Toscana e Campania.
Nel 2012 è stata completata la privatizzazione della società pubblica di navigazione Tirrenia, un tempo monopolista nei servizi di navigazione con le isole e poi gestita in regime di convenzione con lo Stato secondo piani quinquennali e con forti sovvenzioni pubbliche. Tre delle sue controllate sono state devolute alle regioni Campania, Toscana e Calabria.
Trasporto aereo.
Nel 2013 il perdurare delle difficoltà economiche ha spinto Alitalia-CAI (società formatasi nel 2008 con la fusione di Alitalia e Air One) ad un’alleanza strategica con Etihad Airways per rilanciare la compagnia sul mercato. Tuttavia, nel 2017 l’azienda si è nuovamente trovata a un passo dal fallimento: il CdA di Alitalia ha dunque presentato istanza di amministrazione straordinaria e ottenuto il commissariamento.
Il Governo Conte I aveva già palesato la possibilità di un intervento pubblico in Alitalia, anche con una rinnovata partecipazione azionaria dello Stato, con l’obiettivo di garantire l’esistenza di una compagnia di bandiera.
Dopo il fallimento dell’ultimo tentativo di risoluzione della crisi (nel 2018-19 si prevedeva l’ingresso nella società di Ferrovie dello Stato, Atlantia e Delta Airlines), la compagnia, ormai sostenuta dai prestiti pubblici, è stata colpita dalla crisi del settore aereo dovuta a COVID-19. Il governo Conte II con il decreto legge 18/2020 “Cura Italia” ha infine stabilito la nazionalizzazione di Alitalia, tramite la creazione di una nuova società controllata dallo Stato che ne rilevi le attività. La nuova società ha una dotazione di 3 miliardi di euro e una flotta di oltre 100 aerei.
La flotta delle compagnie italiane nel 2019 era costituita complessivamente da 176 aeromobili.
Trasporto ferroviario.
Il comparto è difficoltosamente avviato verso la liberalizzazione dell’offerta, da parte di vettori fra loro in concorrenza, che utilizzano l’infrastruttura di trasporto gestita da RFI (Rete Ferroviaria Italiana).
Nel 2012 si è affiancata all’ex monopolista Trenitalia una nuova compagnia privata (NTV-Nuovo Trasporto Viaggiatori, poi Italo, nel 2018 acquisita da investitori americani) che offre un servizio ad alta velocità. Il servizio tradizionale sulle lunghe percorrenze è andato riducendosi e si è così creato di fatto un doppio mercato, suddiviso tra il servizio AV, caratterizzato da buona qualità e tariffe elevate, e il servizio regionale, esercitato dagli operatori con contratti di servizio con le singole regioni.
Nel 2018 i passeggeri trasportati sono stati 882,2, milioni (in crescita di oltre 17 milioni rispetto al 2017), con una percorrenza media di 62,9 km. È aumentato anche il traffico merci in termini di volume (97,2 milioni di tonnellate), con una percorrenza media di 227,1 km per tonnellata.

Trasporto su strada.
Nel 2019 risultava un parco veicolare circolante di 52,4 milioni di mezzi (ciclomotori esclusi), di cui 39,5 milioni di autovetture. Il 45,9% delle autovetture è alimentato a benzina, il 44,2% a diesel.
Il tasso di motorizzazione è pari a 64,4 autovetture ogni 100 abitanti, in crescita costante dal 2013 e secondo, tra i paesi UE, solo al Lussemburgo.
Nel 2019 si sono registrate 1,94 milioni di immatricolazioni di autovetture (+0,2% rispetto al 2018). Al 2020, risultano attive 39,2 milioni di patenti di guida (delle quali 36,3 milioni di tipo “B”). Il traffico interno passeggeri si muove per il 90% su strada. Nel 2017 nei tratti autostradali in concessione era stato registrato un volume di traffico complessivo pari a 83,8 milioni di veicoli-km. Nel trasporto pubblico locale e regionale operano 930 imprese, di cui 113 aziende partecipate da almeno un’amministrazione pubblica, che rappresentano una larga quota del mercato TPL in termini di passeggeri. Il mercato del TPL è gestito in regime di monopolio locale sulla base di concessioni pluriennali decise dagli enti territoriali. Il fatturato complessivo del settore si attesta intorno ai 12 miliardi di euro annui, occupa 124 300 addetti e trasporta in media 14 milioni di passeggeri al giorno (2018).
L’andamento economico del settore era in via di miglioramento, prima del duro colpo inflitto dalle restrizioni alla mobilità introdotte nel 2020 per contrastare il contagio da COVID-19. Nel periodo precedente, il TPL italiano figurava già tra quelli maggiormente dipendenti dalla contribuzione pubblica in Europa, con un efficientamento realizzatosi soprattutto tramite una compressione del costo del lavoro.
Dopo la stabilizzazione raggiunta negli anni precedenti, la dotazione del Fondo Nazionale TPL è stata confermata dal “decreto Rilancio” (n.24/2020). Dal 2011 si è registrata la crescita delle tariffe dei servizi TPL, dovuta anche ai tagli di governo ed enti locali. La tariffa media italiana rimane comunque al di sotto della media dei maggiori paesi UE.

Media e telecomunicazioni
Editoria.
Il settore della stampa continua il percorso di evoluzione tecnologica e mutamenti di mercato. Nonostante alla fine del 2019 continui la riduzione della diffusione dei quotidiani cartacei, 39,04 milioni di italiani hanno dichiarato di leggere ogni mese almeno un titolo di stampa (in formato cartaceo o digitale). I quotidiani sono letti giornalmente, in media, da 15,7 milioni di persone (di cui il 63,6% sono uomini), in ulteriore calo rispetto al 2018.
I più importanti sono il “Corriere della Sera”, “La Repubblica” e “La Stampa”. “Il Sole 24 Ore” è il maggiore quotidiano economico, “La Gazzetta dello Sport” il più diffuso giornale sportivo. I grandi quotidiani nazionali risentono comunque di pesanti cali delle copie messe in circolazione. Nel comparto periodici, ogni settimana si registrano 12,8 milioni di lettori (di cui il 69% sono donne) per le testate settimanali e ogni mese 11,6 milioni di lettori per quelle mensili.
Parallelamente, l’evoluzione tecnologica ha diversificato le possibilità e le modalità di fruizione delle informazioni, con l’affermazione di testate giornalistiche esclusivamente online e una diversa diffusione delle testate cartacee, affiancate da nuove versioni digitali, con contenuti a pagamento o gratuiti, fino alle app di contenuti informativi pensati per una fruizione online (podcast, newsletter).
I ricavi dalla vendita di quotidiani e periodici nel 2019 sono stimati in 1,9 miliardi di euro, confermando il trend negativo rispetto al 2018 (-10%). Nel 2019 si registra una nuova forte diminuzione dei proventi pubblicitari (-11,3%).

Radio.
L’offerta di programmi radiofonici è molto vasta: dai vari canali RAI a un gran numero di stazioni private nazionali e locali. Nel 2019 sono 34,8 milioni gli ascoltatori della radio in un giorno medio. Lo sviluppo del business passa in maniera crescente alle sinergie con internet, attraverso lo streaming, il podcast e i social network. L’evoluzione nella fruizione della radio ha consentito una ripresa degli ascolti e la crescita del fatturato del settore (550 milioni di euro nel 2017, +1,3% sul 2016).

Televisione.
In Italia si è concluso il processo di migrazione alla tecnologia digitale. Ne è derivata una trasformazione nella distribuzione degli ascolti e dei ricavi. I ricavi complessivi del settore TV (broadcaster e operatori di rete) ammontano a 9,3 miliardi di euro, di cui 6,8 miliardi imputabili al settore privato, non considerando i ricavi della RAI.Gli introiti pubblicitari ammontano a 2,8 miliardi.
Sotto il profilo concorrenziale, il mercato televisivo è per la maggior parte ripartito fra tre gruppi: due su rete terrestre (RAI e Mediaset) e uno su rete satellitare (Sky, a pagamento, con una crescente offerta sul digitale terrestre). La rimanente quota è composta da numerose emittenti gratuite e a pagamento. In enorme crescita le offerte televisive a pagamento fruibili attraverso il web, che nel 2018 passano da 4 a 8 milioni di utenti (5,2 milioni di abbonamenti).
Dal punto di vista dei contenuti, grande spazio è dedicato alle fiction (nazionali ed estere), ai serial (prevalentemente statunitensi) e ai talent show. Gli sport live più popolari sono sempre più soggetti a diritti e visibili solo sulle piattaforme a pagamento, anche tramite servizi online (DAZN).

Cinema.
Nel 2019 i ricavi sono aumentati del 14,3% su base annua, con circa 97,5 milioni di biglietti venduti e incassi per 635,4 milioni di euro.
Continua ad aumentare l’apprezzamento del pubblico per le produzioni italiane: nel 2019 i titoli italiani hanno incassato il 5,4% in più rispetto all’anno precedente, per incassi pari al 21,2% del mercato nazionale.

Telecomunicazioni.
La continua evoluzione della tecnologia digitale, in particolar modo legata allo sviluppo di internet, unitamente alla liberalizzazione del mercato, condizionano costantemente l’andamento del settore delle telecomunicazioni. A livello infrastrutturale si pone soprattutto l’esigenza di favorire la realizzazione di reti di nuova generazione fisse e mobili. Nel 2015 il Governo ha varato il piano strategico “Italia Digitale 2020”, finanziato con investimenti pubblici e privati, con l’obiettivo di portare una connessione da 100 Mbps all’85% della popolazione e da 30 Mbps a tutti entro il 2020. Rispetto a questi obiettivi, ad aprile 2020 la copertura della connessione a 30 Mbps raggiunge quasi il 60% della popolazione (in grande crescita rispetto al 26,4% del marzo 2015), mentre quella superiore a 100 Mbps è disponibile per il 27,4% degli italiani.
Nel 2019 i ricavi complessivi relativi ai servizi di telecomunicazione sono stati di 29,8 miliardi di euro, in ulteriore calo del 4,4% sull’anno precedente. Prosegue la riduzione dei ricavi dai servizi voce (-9,6% nel 2019), a cui si accompagna anche quella dei servizi dati (-4,1%). Nel 2019 crescono del 10,2% gli accessi a banda larga superiore ai 100 Mbps, raggiungendo il 35,4% degli accessi complessivi. Diminuiscono invece del 12,5% gli accessi con velocità inferiore ai 30 Mbps, che rimangono tuttavia la quota maggioritaria (49,3%). La fascia intermedia fra i 30 e i 100 Mbps si attesta al 15,3% del totale.
La crescita della banda larga ha consentito la tenuta del mercato della rete fissa, in leggero calo dell’1,7% su base annua nel 2019. L’ex monopolista TIM mantiene una quota del 55,7% (2019) delle spese di famiglie e imprese nella rete fissa. Guardando invece alla spesa per servizi finali su rete a banda larga, la quota di TIM è del 36,5%, con il resto ripartito fra un numero ristretto di operatori, tra i quali spiccano Fastweb (27,2%), Vodafone (13,5%) e Wind-Tre (10,7%).
Nel 2019 i servizi su rete mobile hanno continuato a sperimentare una forte pressione concorrenziale sui prezzi, a causa dell’ingresso sul mercato di un nuovo competitor, Iliad. Il mercato è costituito da un oligopolio di 3 operatori: TIM (32,2%), Wind-Tre (30,8%) e Vodafone (29,2%).
Lo sviluppo tecnologico e infrastrutturale e la diffusione di dispositivi come smartphone, eReader e tablet, contribuiscono costantemente alla trasformazione dei modelli di consumo e di business. In Italia è in continuo aumento la popolazione che usufruisce della connessione a internet. Nel 2019 l’internet audience ha raggiunto in media i 41,6 milioni di utenti unici al mese, che hanno effettuato accesso a internet tramite pc, smartphone e/o tablet. In particolare, la modalità di accesso più diffusa è quella via smartphone, con una permanenza media online su questo device di 4 ore al giorno nella fascia di età 18-74 anni. In generale, nel 2019 circa nove utenti su dieci utilizzano uno smartphone per navigare in internet.
La percentuale di italiani che nel 2019 dichiara di accedere a internet almeno una volta in un giorno medio ha raggiunto il 53,5%. Oltre il 90% dei giovani tra i 15 e i 24 anni si è connesso almeno una volta nell’anno, ma anche la percentuale degli over 65 è in aumento, al 41,9%. Il divario di genere nell’accesso a internet è molto contenuto al di sotto dei 44 anni di età dell’utenza.

Source

“http://www.deagostinigeografia.it/wing/schedapaese.jsp?idpaese=001”
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